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Cari imprenditori, si può risparmiare sul costo del lavoro senza licenziare

Durante il recente forum sulle risorse umane tenutosi a Milano è emerso che, molto spesso, l’azienda inconsapevolmente versa più soldi del dovuto per il personale.

La maggior parte delle imprese nel nostro paese spende la metà delle risorse in stipendi. Se aggiungiamo il fatto che il cuneo fiscale, cioè la differenza tra il costo del lavoro per il datore di lavoro e quanto incassato dal dipendente, in Italia si aggira in media intorno al 48%, significa che quasi la stessa cifra della retribuzione netta che il dipendente si trova in fondo alla busta paga finisce in spese per Inps, Inail, fondi e altre voci.
Non stupisce il fatto che molti imprenditori, per tirare avanti, ricorrano ai voucher o ad altre forme di agevolazioni fiscali e contributive! Oppure optino addirittura per tagliare le ore o i posti di lavoro.
Ma se ci fossero altre via per risparmiare?
Basta guardare con occhi diversi le buste paga perché dietro qualsiasi cedolino si nasconde una opportunità di risparmio.
Purtooppo le aziende, per via di una normativa complessa e in continuo cambiamento come quella italiana, non sempre sono a conoscenza di variazioni ed interpretazioni che possono fare la differenza, o del fatto che i software utilizzati per fare le paghe (interni o esterni all'azienda) non sempre vengono aggiornati e adeguati agli aggiustamenti normativi, con il risultato che il costo del lavoro è ancora maggiore di quanto dovrebbe essere.
Prendiamo per esempio l'Inail: può esserci un inquadramento Inail sbagliato, o ancora un tasso Inail da applicare più alto del dovuto. Chiunque elabori paghe sa che l’Inail comunica ogni anno a Dicembre il tasso da applicare, che varia in base agli infortuni avvenuti in azienda, ma spesso le aziende non sanno che devono comunicare alcuni infortuni e altri no. In questo caso, ed in molti altri, dietro ai passaggi tra ufficio del personale e chi elabora paghe conto terzi nascono sprechi importanti.
Oppure i fondi di assistenza sanitaria integrativa: non tutti sanno che durante il periodo di maternità facoltativa le quote non vanno versate, invece molte aziende lo fanno.
E poi ci sono i software per elaborare le paghe che hanno difficoltà a gestire alcuni fondi: ogni settimana c’è un nuovo aggiornamento che le imprese difficilmente fanno.
Nelle aziende strutturate che hanno fatto effettuare gli opportuni controlli, gli errori riscontrati si aggirano tra l’1 e il 3 per cento del costo totale per i dipendenti; si presume che nelle medie e piccole aziende questa percentuale superi la doppia cifra percentuale.
Il fatto che molte aziende, per tagliare i costi, abbiano affidato l'elaborazione delle paghe esternamente, sta generando enormi disservizi, errori, costi nascosti che sfuggono agli occhi di un contabile. Durante il forum è stato citato l'esempio di una finanziaria di 130 dipendenti che in cinque anni, rivedendo carte e documenti passati, ha risparmiato 420mila euro.
Forse è il caso di formare più persone all'interno degli uffici del personale, che siano in grado di elaborare le paghe internamente e di conoscere costantemente aspetti di normativa e consulenza del lavoro oltre a conoscere bene costi, budget del personale, pesi delle poltrone e criteri di selezione del personale.

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