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Le Boutique Virtuali rivoluzioneranno la nostra vita?

“Benvenuti nella nostra boutique virtuale, io sono Elsa la vostra assistente personale. Sono in grado di selezionare, consigliare, presentare i capi di abbigliamento migliori e più vantaggiosi per i vostri acquisti”.

A parlare non è una commessa sorridente che ci accoglie all’interno di un negozio fisico, ma un avatar femminile in una boutique virtuale. Sarà questo il futuro del retail? Fare acquisti davanti al proprio schermo o tramite Smartphone?
Sarebbe un azzardo sostenere che il futuro della realtà virtuale è chiaro. Nessuno di noi può dire con certezza quando e se i consumatori nel mondo faranno acquisti nella realtà virtuale o indosseranno speciali cuffie per vivere un’esclusiva esperienza di brand. Però alzi la mano chi, solo un anno fa, avrebbe mai immaginato di vedere le città piene di esploratori virtuali alla ricerca di Pokémon Go.
Durante il Microsoft Forum 2017 sono stati presentati alcuni scenari davvero avveniristici; questi progetti di Virtual Retail coniugano i vantaggi dello shopping on line con quello fisico e sono rivoluzionari perché rappresentano in modo digitale un vero e proprio spazio fisico. Potrebbe sembrare un semplice e-commerce, ma il v-commerce verrà realizzato in 3D per un maggiore coinvolgimento dell’utente. Inoltre l’esperienza di shopping potrà essere condivisa con singoli o gruppi di amici e i prodotti saranno tutti a portata di touch. La “3D virtual boutique” consentirà poi all’utente di avere una visione globale dell’intera collezione con la possibilità di selezionare un modello specifico, magari anche di personalizzarlo con una serie di finiture e dettagli.
Non stupisce quindi che alcuni noti brand, sensibili alle evoluzioni dei trend di consumo, stiano valutando con attenzione il potenziale di questa forma di distribuzione. Nel settore fashion, in particolare, alcuni grandi marchi come Topshop, Merrell, Tommy Hilfiger, Dior e North Face hanno sperimentato forme di commercio virtuale riscontrando il gradimento del proprio pubblico.
Il successo di questa esperienza è spiegato da uno studio di Ericsson ConsumerLab secondo cui, se lo shopping è una delle ragioni più frequenti di uso dello smartphone da parte dei consumatori, questi stessi saranno interessati al retail virtuale per vedere e valutare capi di abbigliamento in dimensione e forma reali. Questo secondo il 64% degli intervistati. Quando poi è stata data loro la possibilità di un avatar virtuale di sé stessi, la metà di loro ha manifestato il desiderio di un “selfie 3D” al fine di provare virtualmente gli abiti.
Oltre ai produttori di moda, anche altre aziende stanno accarezzando l’idea di dare ai clienti l’accesso alla propria offerta virtuale, e in modo illimitato nel tempo. Ebay, per esempio, sta testando un’app di realtà virtuale per utenti australiani, che possono scegliere oggetti dei generi più diversi e visualizzandone accuratamente le caratteristiche. La velocità dello sguardo è certamente molto maggiore di quella data da qualsiasi joystick palmare. Oltre a questo, la funzione di controllo permette di acquisire con lo sguardo informazioni supplementari sui prezzi, le modalità di vendita, il negozio più vicino.
C'è poi da valutare la potenza dello strumento che permette tutto questo; solo pochi mesi fa ammontavano a un milione gli utenti di Samsung Gear VR, poi sono iniziate le consegne di Oculus Rift, il visore dell’azienda omonima di proprietà di Facebook che promette una immersione completa a 360 gradi in videogiochi e contenuti creati appositamente. La compagnia americana di market intelligence Tractica, specializzata nella relazione tra tecnologie e individuo, prevede che circa 200 milioni di cuffie VR saranno vendute entro il 2020. Del resto, per i negozi "brick and mortar" o "B&M" (termine che identifica le aziende "fisiche" o meglio della Old economy, in opposizione a quelle della New Economy), l’apertura alla realtà virtuale non sembra più improbabile, in un futuro più o meno vicino, di quanto non fossero percepite fino a ieri l’integrazione con il canale online o l’uso dello smartphone all’interno dei propri locali. Non stupisce quindi che in una sua analisi di mercato Goldman Sachs preveda un mercato potenziale per il Retail virtuale di 1,6 miliardi di dollari entro il 2025.
La via virtuale è tracciata, adesso si tratta solo di attendere i tempi e i modi con i quali i consumatori l’affolleranno.

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